Key Pov: l’intervista

Key Pov, all’anagrafe Simone Cossu, lo abbiamo conosciuto nelle ultime settimane grazie ai suoi scatti che hanno iniziato ad animare la sezione Report di Container, realizzati durante diversi concerti, fuori e dentro il suo Piemonte.

Tra una foto e l’altra lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio e farci raccontare del Calendario della Scena 2026, un progetto nato quasi per scherzo, giunto alla seconda edizione, e che coinvolge 13 band del panorama underground italiano, tra le quali Irma, Quercia, Fangosberla, Fine Before You Came.

Simone, quando, come e perché ti sei avvicinato al mondo della fotografia?

Di fotografia non sono mai stato appassionato, ci sono incappato per esigenza, nel 2020, quando la mia band del tempo si è sciolta. Mi ci sono avvicinato per guarire lo sconforto che provavo nel non stare più su un palco, in qualche modo volevo rimanere nell’ambiente musicale.

Non ho una formazione particolare, ma la fortuna di conoscere molto bene la dinamica di un live; inizialmente scattavo dalla transenna, con un iPhone 7 e una Polaroid del 1987, successivamente, quando sono entrato in contatto con il collettivo Turin Moving Parts, ho cominciato a propormi alle serate come fotografo.

Mi sento come una figura di mezzo tra il pubblico e la band, quando vado a scattare mi piace godermi il concerto, la situazione, buttarmi in mezzo, non sono il tipo che fotografa in punta di piedi.

Quali sono i riferimenti nel mondo della fotografia a cui ti ispiri? E lo scatto altrui del cuore?

Nel mondo della fotografia non ho riferimenti, forse l’unico professionista di questo campo che mi ha presoquando ancora non scattavo ai live è Daniele Bianchi, diventato poi fonte di ispirazione per la realizzazione del Calendario della Scena: per due anni ha infatti pubblicato il calendario della musica indipendente italiana, coinvolgendo artisti quali Il Teatro degli Orrori, Fast Animals Slow Kids, Verdena e Tre Allegri Ragazzi Morti, in un momento storico in cui si esibivano nei club e in location dalle dimensioni inferiori rispetto a quelle delle venue che ospitano oggi i loro concerti. 

Uno scatto di Daniele che ho amato tanto è quello che ha realizzato a Capovilla all’interno di un teatro vuoto, credo a Roma: mi ha sempre preso un casino!

Il primo concerto in cui hai fotografato?

La prima volta che sono stato a un live munito di macchina fotografica – una Nikon D90 senza flash prestata – e con l’intenzione di andarci per documentare, non semplicemente per fare la classica foto da pubblicare il giorno dopo, è stata in occasione dell’esibizione di Put Pùrana e Radura a Cinisello Balsamo. Prima di quel giorno, quando andavo ai concerti realizzavo esclusivamente video completi di canzoni che poi caricavo sul mio canale YouTube.

Com’è la situazione musicale tra Asti e Torino, le due città a te più vicine?

Ad Asti, posti che propongono musica live sono Il Diavolo Rosso e La Casa del Popolo dove collaboro con un collettivo, Acerba, che si occupa di organizzare concerti. Per quanto Asti sia fisicamente più vicina a me, ragazzo di un paesino della provincia, quella torinese è la realtà a cui sono maggiormente legato: nonostante non riesca a esser attivamente coinvolto come vorrei a causa del lavoro e della distanza, mi ci sento estremamente vicino, percepisco un forte senso di appartenenza e di unione… pensa che il mio migliore amico l’ho conosciuto grazie a uno dei collettivi della città, Turin Moving Parts!


Quali sono nelle tue zone posti di riferimento del cuore dove si suona, si organizza eventi culturali? E i progetti artistici (non per forza musicali) che lì sono nati che ci consigli di seguire?

Ad Asti, come ti dicevo, La Casa del Popolo e Il Diavolo Rosso, un locale storico dove ci ho visto Fast Animals Slow Kids, Zen Circus, Giorgio Canali, Diaframma, Le Luci della Centrale Elettrica…un posto che ho nel cuore, nonostante i miei gusti musicali siano un po’ virati verso altri generi rispetto a quelli che propone.

Come progetti ti cito il collettivo EO Arte, promotore di mostre fotografiche, presentazioni, installazioni, e gli Ematoma, una band supergiovane che suona emo post hardcore.

Su Torino non posso non menzionare i Cruiser Weight Champion, band fondamentalmente di persone che considero fratelli, e come locale il Magazzino sul Po, un posto stupendo.

Com’è nata l’idea del Calendario della Scena? Come si può avere l’edizione 2026?

Desideravo realizzare qualcosa che fosse un prodotto fotografico, una sorta di book, al contempo un oggetto utile e soprattutto accessibile a tutti: così, dopo aver fallimentarmente attivato un pre order di stampe rivelatosi molto costoso, che comprendevano scatti di Voto, Ojne, Radura e Stegosauro, ho pensato di riadattare all’ambito hardcore/screamo quel calendario che ho amato tanto e di cui ti ho parlato prima citando Daniele Bianchi.

Appena ho attivato il pre order del Calendario della Scena 2025 me ne hanno ordinate 20 copie: da quel momento, la mia idea quasi nata per gioco si è rivelata un successo al punto di ritrovarmi a progettare prima e ora a stampare l’edizione 2026, ordinabile qui.


Salutandoti, qual è il soggetto (o il live!) dei sogni da immortalare?

Nell’ambito musicale mi sarebbe piaciuto fotografare David Bowie e No Use For A Name ma ormai non è più possibile…tra gli artisti in vita vorrei scattare a un live dei Lagwagon!

Spostandomi fuori dalla musica, il soggetto dei miei sogni da immortalare è Hideo Kojima, autore di videogiochi giapponesi dall’estetica più che avveniristica e ricercata, un artista con cui sono cresciuto, sempre in controtendenza e avulso da ogni logica di mercato e moda.